E' disponibile una nuova traduzione di Evgénij Onégin, il celebre romanzo in versi di Aleksàndr Puškin, a cura del docente e traduttore Bruno Osimo.
Considerato uno dei capolavori assoluti della letteratura russa, Evgénij Onégin è un’opera unica nel suo genere: un romanzo raccontato in versi, capace di unire narrazione, ironia e musicalità.
La novità di questa edizione sta proprio nella scelta traduttiva: per la prima volta in italiano, il testo mantiene il ritmo originale ideato da Puškin, il cosiddetto tetrametro giambico. Non si tratta solo di tradurre le parole, ma di restituire al lettore anche il “suono” e il movimento della lingua russa.
Il risultato è un’esperienza di lettura nuova, che permette di avvicinarsi all’opera in modo più autentico, cogliendone non solo il significato ma anche la struttura musicale e culturale.
Nota del traduttore
Il romanzo in versi Evgénij Onégin è composto in tetrametri giambici: ogni verso presenta otto sillabe, con accento regolare sulla seconda, quarta, sesta e ottava sillaba. Questo ritmo, simile a quello di un treno — tu-TÙ, tu-TÙ, tu-TÙ, tu-TÙ — conferisce al testo un andamento insieme rapido e ironico, poco familiare al lettore italiano.
La forma metrica ideata da Puškin è nota come “strofa onieghiniana” o “sonetto puškiniano”, poiché riproduce la struttura di quattordici versi tipica del sonetto.
Questa traduzione è la prima in italiano a tentare una resa ritmica fedele all’originale. Per questo è definita “ritmica” e, nella maggior parte dei casi, anche metrica. Alcuni versi possono eccedere le otto sillabe, arrivando a nove o dieci, purché le sillabe aggiuntive non siano accentate e non alterino lo schema ritmico.
La rima è stata volutamente esclusa: la sua introduzione avrebbe comportato una significativa alterazione dell’intreccio e dei riferimenti culturali del testo originale. Inoltre, l’uso della rima in italiano su versi di sillabe pari rischia di produrre un effetto filastrocca, lontano dalla qualità lirica dell’opera.
Rispetto ad altre traduzioni — come quella di Giovanni Giudici — questa versione privilegia la restituzione della specificità ritmica puškiniana, mantenendo la distanza culturale come elemento di valore per il lettore.
Nel testo sono stati mantenuti coerenti alcuni nomi propri (come Tat’âna e Ol’ga) per evitare ambiguità fonetiche in italiano. Inoltre, a fronte della traduzione italiana, è riportato il testo originale russo con accenti tonici segnati, per consentire una verifica diretta della corrispondenza ritmica.
Per chi desiderasse avvicinarsi alla pronuncia del titolo: Evgénij Onégin può essere reso approssimativamente come “Iefghiéni Aniéghin”.