Crediti
Santa Giovanna dei Macelli
Durata 120’ circa
domenica 14 giugno 2026
doppia replica h. 17 - h. 21
Sala d'Armi A.
Sestiere Castello Campo Della Tana 2169/F 30122 Venezia
Prima assoluta
di Bertolt Brecht
titolo originale Die Heilige Johanna der Schlachthöfe
traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini
regia di Marco Plini
Interpreti
attrici e attori del III anno Corso Recitazione della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
(in o. a.) Chiara Baccarini, Beatrice Barizza, Pietro Bertoni, Alessia Carkanji, Gaia Curto, Massimiliano Di Giacinto, Jacopo Francesco Fiori, Davide Lo Vecchio, Chiara Maggio, Marta Militello, Silvia Paterlini, Guglielmo Potecchi, Lua Omi Quagliarella, Paulette Rufin, Maria Spinazzola, Federico Tallon, Pietro Vuolo
assistente alla regia Elena C. Patacchini
movimenti scenici Davide Montagna
video Fabio Brusadin
luci Paolo Latini, Simona Ornaghi
suono Andrea Centonza
scenotecnica Alice Capoani, Mattia Franco
sartoria Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano
coordinamento organizzativo
Camilla Gentilucci
comunicazione Roberta Paparella
progetto fotografico Denise Prandini
produzione Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi / La Biennale di Venezia
Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, Marco Plini: Santa Giovanna dei Macelli
È nel DNA della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi formare i propri allievi ad un’idea di teatro radicato nella realtà, nella convinzione che uno spettacolo teatrale debba essere uno sguardo critico sul mondo e sui suoi meccanismi.
In questo senso la lezione di B. Brecht è particolarmente funzionale.
Brecht, in fondo, è un’ottimista, è convinto che attraverso il teatro si possa educare e far crescere il pubblico; e questo è un messaggio particolarmente adatto ad una generazione che si affaccia al mondo (e alla pratica artistica) profondamente disorientata rispetto ai propri obbiettivi e desideri.
Santa Giovanna dei Macelli è un’analisi spietata sui meccanismi che regolano il mercato e i rapporti tra le classi sociali. In un’epoca che ha superato il concetto di lotta di classe, questo testo ci fa interrogare su come cambino i meccanismi di prevaricazione e sfruttamento per cercare di capire come si sposta il paradigma del conflitto.
Il testo si pone il problema di quanto il tentativo di una mediazione pietosa, nel conflitto tra gli affaristi del mercato della carne in scatola e gli operai delle loro fabbriche, non faccia altro che peggiorare la condizione dei più deboli ed aumenti lo squilibrio tra chi possiede tutto e chi non possiede niente. Calato nell’epoca del ‘siamo tutti classe media’, questo tema può apparire anacronistico, ma le diseguaglianze continuano ad esistere e si fanno ogni giorno maggiori.
Lo svelamento dei meccanismi di manipolazione finanziari del mercato e della prepotenza capitalista, interpretato da una compagnia di giovanissimi, può aiutarci a far risuonare meglio il testo nel tempo presente, facendoci riflettere anche su alcune sfumature del rapporto capitale/individuo che ha proprio nelle nuove generazioni le vittime designate. Ma l’ingenuità di Giovanna se da un lato, forse, fa arrabbiare, dall’altro porta con sé l’idea novecentesca che il mondo possa essere aggiustato; questo ottimismo è lo stesso di Brecht e l’angolazione che stiamo perdendo nel rapporto con la realtà.
Dal catalogo del 54. Festival Internazionale del Teatro, intervista a Marco Plini
La Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi porta alla Biennale Santa Giovanna dei Macelli di Bertolt Brecht, aderendo a un’idea di teatro come luogo di riflessione critica sulla realtà. In che modo questa eredità della tradizione brechtiana dialoga oggi con la trasmissione dei saperi performativi? Cosa significa, all’interno di un percorso di formazione attoriale, confrontarsi con un classico del Novecento?
Per la Paolo Grassi l’incontro con Brecht incarna l’indole stessa della scuola. La combinazione tra un’idea di teatro d’arte che viviseziona la realtà e induce le allieve e gli allievi a farsi domande sul mondo in cui vivono, e nel contempo a confrontarsi con un modello teatrale (l’epica brechtiana) che non hanno ancora sperimentato. Il percorso che la Nostra Scuola propone ai suoi allievi è sempre stato quello di farli immaginare protagonisti della contemporaneità, stimolando una visione del mondo autonoma e critica nella convinzione che da questo possa nascere la loro poetica personale. Il confronto con il Novecento ‘’politico’’ è uno step estremamente importante in questo percorso, anche perché consente di guardare il teatro con gli occhi di autori che, come Brecht, erano convinti di poter dare un contributo positivo al miglioramento della società, e questo ci sembra molto importante in un’epoca in cui può sembrare che non ci siano alternative possibili al nostro modo di vivere e quindi neanche prospettive da inseguire.
Sul piano strettamente didattico, poi, il percorso attraversa molti modelli teatrali, diciamo così compiuti, da Shakespeare a Goldoni al Realismo arrivando alla fine a linguaggi contemporanei e meticci, in questo senso Brecht è interessante perché usa linguaggi misti, non è più realismo ma il suo teatro epico ne mantiene all’interno alcune forme manipolabili.
Rappresenta un esercizio molto difficile perché costringe gli interpreti a progettare e misurare il loro piano espressivo.
Santa Giovanna dei Macelli mette in scena i meccanismi economici e sociali del potere, interrogando il conflitto tra capitale e individuo. Affrontare questo testo con una compagnia di allievi significa attraversare temi come diseguaglianza, manipolazione, responsabilità collettiva. In che modo il lavoro sul pensiero brechtiano diventa esercizio critico e strumento di crescita artistica e civile?
È proprio così, Santa Giovanna ha come tema centrale la lotta di classe e questo potrebbe sembrare decisamente fuori dal tempo presente, ma invece questo anacronismo apparente consente di raffreddare l’osservazione dei meccanismi che producono la diseguaglianza analizzando in maniera elementare la speculazione finanziare e le sue conseguenze concrete e questo comincia a riguardarci di più, mi sembra.
Come sempre il lavoro che facciamo a scuola si rivolge per prima cosa a chi il teatro lo fa, agli allievi ed alle allieve, lavorare sui meccanismi dello sfruttamento, umano e delle risorse, e sugli strumenti di manipolazione attraverso cui si esercita, è in genere illuminante. Completa una crescita che avrebbe il compito di staccare i nostri allievi e le nostre allieve da un’idea edonistica del loro lavoro e dell’arte in generale, riconnettendoli con la realtà contemporanea senza doversi occupare di ‘’attualità’’.
Il tema della Biennale Teatro 2026, Alter NATIVE, invita a tenere insieme il confronto con l’origine (la tradizione da cui si proviene) e la relazione con l’alterità. Come avviene l’incontro tra la scrittura di Brecht, radicata in un preciso contesto storico e politico, e la sensibilità di una generazione cresciuta in un diverso paradigma economico e culturale? Quale dialogo si apre? E come questo confronto ridefinisce, per voi, il senso del teatro come pratica condivisa e spazio di interrogazione collettiva?
In effetti la distanza tra le istanze di Brecht e questa generazione è gigantesca, sono nati quando anche l’idea di ‘’lotta di classe’’ era già scomparsa. Ma gli effetti del tardo capitalismo non sono scomparsi affatto, aumento della diseguaglianza, abuso costante di pochi su molti, le guerre. Questa generazione ha una diversa sensibilità ed è cresciuto in contesto socio-economico molto diverso da quello di Brecht, ma non bisogna far l’errore di pensare che abbia la stessa percezione del mondo dei propri genitori, che hanno più o meno lamia età, noi siamo cresciuti in un mondo tranquillo, in un occidente ‘’trionfante’’, questi ragazzi e queste ragazze mi sembra vivano in un’epoca più cupa, forse più pericolosa e ne hanno una precisa coscienza. Questo mi sembra apra uno spazio di dialogo interessantissimo proprio perché libero da ideologie novecentesche, aprendo uno scambio culturale proprio con la prossima classe oppressa che si intravede all’orizzonte, i giovani, a cui non stiamo costruendo nessun futuro.
Il discorso è molto più complesso di così, ma i grandi testi hanno la capacità di partire da una prospettiva lontana ed arrivare a delle sintesi di senso che intercettano il Reale e lo rendono plastico.
Marco Plini, regista
Direttore della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
Il cast, brevi bio delle atrici e degli attori in scena
Una prova aperta al pubblico in Paolo Grassi
Martedì 12 maggio ore 19:00
Sala Teatro – via Salasco 4
Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
Prova aperta pre-debutto di
Santa Giovanna dei Macelli
di Bertholt Brecht
Regia di Marco Plini
Interpreti attrici e attori del III anno Corso Recitazione della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi
Il debutto dello spettacolo, in prima assoluta è ospitato al 54. Festival Internazionale del Teatro alla Biennale di Venezia (14 giugno p.v.); il regista e la compagnia dello spettacolo aprono al pubblico milanese le prove a metà del percorso, per confrontarsi con la collettività e offrirne la visione a chi non potrà accedere alle repliche venete