Locandina Capaci

Mozart e Rutter

Concerto nella chiesa di S. Marco in ricordo delle vittime delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio

ingresso libero

ibera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
CPL Centro per la legalità
Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”
Coordinamento Scuole Milanesi per la Legalità e la Cittadinanza Attiva

in collaborazione con
Civica Scuola di Musica Claudio Abbado - MI
Coop Lombardia

Media partner Radio Popolare

L’iniziativa è inserita nel progetto di educazione alla legalità “Palermo chiama Italia” promosso dal Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca e dalla Fondazione Falcone, nell’organizzazione delle piazze d’Italia per la XXVI commemorazione delle stragi di Capaci e via d’Amelio (23 maggio 1992 - 19 luglio 1992)

Memoria E Impegno 27 Maggio 2018

Memoria e Impegno

concerto
in ricordo delle vittime delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio

introduce Guido Fogacci
(Scuola di Formazione “Antonino Caponnetto”)

Domenica 27 maggio 2018 ore 16.00
Chiesa di San Marco, Piazza San Marco, Milano - ingresso libero

concerto
Mozart e Rutter

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791)
Sinfonia KV 504 "Praga" in re maggiore
adagio/allegro, andante, presto

John Rutter (1945)
Requiem
per soprano solo, coro e orchestra
- Requiem æternam
- Out of the deep
- Pie Jesu
- Sanctus

- Agnus Dei
- The Lord is my shepherd

- Lux æterna

I Civici Cori - Civica Scuola di Musica Claudio Abbado

Orchestra della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado

Gregoriana Pirotta, Chiara Greco, flauti
Guido Toschi, Antonella Varvara, oboi
Andrea De Simone, Federica Monti, clarinetti
Giulia Clocchiatti, Joanna Denise Cordoano, fagotti
Fabio Ponzelletti, Alfredo Pedretti, corni
Giuseppe Bonifacio, Lisa Fiocco, trombe
Loris Guastella, glockenspiel
Jacopo Melone, timpani
Maria Sá Silva, arpa
Giulietta Bianca Bondio, Miklos Papp, Maurizio Ghezzi, Mara Kitharazis, Martina Verna, Ruggero Fededegni, Rossella Serino, violini primi
Alessia Giuliani, Emanuela Russo, Matteo Vacca, Lorena Caffi, Andrea Fumagalli, Alessandro Fiacconi, violini secondi
Valentina Cattaneo, Gianmarco Puglisi, Francesco Caputo, Davide Panone, viole
Federico Parnanzini, Paolo Tomasini, Alessandro Bono, Alfredo Cicoria, violoncelli
Federico Donadoni, Giosuè Pugnale, contrabbassi

Guido Toschi, oboe
Paolo Tomasini, violoncello

Luisa Bertoli
soprano

Francesco Girardi, maestro preparatore Coro

Mario Valsecchi, direttore

Domenica 27 maggio, nel ricordo vivo dell’operato di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, la Chiesa di S. Marco ospiterà un concerto dedicato a Mozart e Rutter, con I Civici Cori e l’Orchestra della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado.

Ricordare le stragi di Capaci e di via d’Amelio, in cui hanno perso la vita, oltre a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, non è una semplice, anche se dovuta, commemorazione. Per non dimenticare quei drammatici eventi è necessario dare alla memoria il significato di un impegno continuo che richiede l’attenzione di tutti i cittadini.

Falcone e Borsellino e gli uomini delle loro scorte hanno insegnato a praticare un’antimafia dei fatti e della coerenza delle parole, hanno insegnato il rifiuto di ogni legalità generica, l’uso delle regole per affermare e attuare fin in fondo i principi di eguaglianza e di rispetto per la legge.
Al loro infaticabile sacrificio per la giustizia è dedicato il concerto del 27 maggio.

John Rutter: Requiem - riflessioni di Mario Valsecchi

Il Requiem di John Rutter è stato completato dall'autore nel 1985 e dedicato alla memoria del padre. Consiste nella successione di sette movimenti. I testi utilizzati sono tratti, e liberamente utilizzati, dalla liturgia della Messa latina dei defunti (Introito: Requiem aeternam; Sequenza: Pie Jesu; Communio: Lux aeterna), dai Salmi (130, 23) e da una raccolta di preghiere del culto anglicano (Burial Service, 1662 Book of Common Prayer). L'organico prevede un soprano solista, il coro e una partecipazione strumentale composta in due versioni: una, cameristica, per sette strumenti (flauto, oboe, violoncello, timpani, glockenspiel, arpa e organo); la seconda contempla, accanto al solista e al coro, una formazione orchestrale ampia, senza organo. Quattro movimenti delRequiem furono eseguiti per la prima volta presso la Fremont Presbyterian Church a Sacramento in California il 14 marzo 1985. L’esecuzione dell'opera completa avvenne il 13 ottobre 1985 alla Lovers' Lane United Methodist Church a Dallas in Texas. Un movimento dell'opera -The Lord is my shepherd- è precedente, risale al 1976, composto come un Anthem e poi inserito nel Requiem come sesto movimento.

1. Requiem aeternam

Il primo movimento -Slow and solemn- consiste nell'Introito (Requiem aeternam) della Messa per i defunti e nelKyrie. Le sei battute che precedono l'ingresso del coro, caratterizzate dall'incessante e regolare percussione del timpano (al tempo di un colpo al secondo) e da un'entrata progressiva degli strumenti (arpa, fagotto, corni e archi) con linee melodiche saltellanti avulse da qualsiasi ambito tonale, valgono da sole a comunicare lo smarrimento, la rottura, il senso di salto nel buio, di fronte all'ineluttabilità della morte. Si aggiunge il coro pronunciando per tre volte Requiem aeternam, dall'unisono alle cinque voci omoritmiche, in armonia "politonale" fortemente dissonante. Con il "dona eis, Domine" la semplicità della linea, l'andamento "gregorianeggiante", le terze parallele della conduzione polifonica e l'innalzarsi graduale esprimono pienamente, anzi rappresentano, il gesto dell'invocazione. Dal basso all'acuto: dalle tenebre del sepolcro che custodisce la morte alla luce (et lux perpetua luceat eis). Il trapasso dal senso di disperazione alla certezza della vita è rapido. La ripresa del Requiem aeternam..., dapprima a voci unisone poi allargandosi in armonie piene, sopra il tappeto armonico degli archi e contrappuntato dalla scorrevolezza dell'arpa, ha abbandonato il dolore: ora introduce alla contemplazione della felicità eterna. Il testo del Kyrie eleison che segue s'innesta nella medesima melodia della quale mantiene la serenità. In questo modo, da richiesta di perdono per la consapevolezza della colpa, diviene riconoscimento per la certezza della misericordia di Dio. Da subito, in questo primo numero, l'autore supera le consuetudini compositive legate al testo di una Messa per i defunti e il riferimento all'occasione liturgica per proiettare l'ascoltatore nel senso autenticamente cristiano della morte come ingresso alla vita eterna e alla contemplazione gioiosa di Dio.

2. Out of the deep

Dal profondo a te grido, o Signore.... Il testo è quello del salmo 130, nella versione inglese, utilizzato comunemente nella liturgia anglicana dedicata alle esequie. Nella tonalità di do minore ha come protagonista il violoncello solista che apre, da solo, il movimento. Inizia "interpretando" il testo: dal do1, suono più grave dello strumento (Dal profondo) che s'innalza, quasi a fatica, per "gridare" al Signore con forti ed efficacissimi bicordi. La sua presenza e concertazione con il coro (spesso condotto con voci unisone o all'ottava esaltando la chiarezza della melodia) è pressoché costante. Le lunghe armonie degli archi, cui le sordine rendono il suono vellutato, e gli sporadici ma efficaci interventi dei fiati, contribuiscono a creare un climax fortemente espressivo.

3. Pie Jesu

In questo movimento, dal testo estremamente breve (Signore Gesù, misericordioso, dona a loro il riposo in eterno), è evidente il riferimento al Requiem di Fauré; lo è nella scelta dell'organico e nella natura semplice e ripetitiva della melodia che la rende efficacemente espressiva.

Come in Fauré interprete principale è il soprano solista, accompagnato, però, qui, dagli archi. L'intervento del coro esalta, attraverso la predilezione dell'unisono, il carattere di immediatezza espressiva; l'invocazione Dona eis, Domine, riprende, trattandosi dello stesso testo, il motivo melodico ritmico utilizzato nel primo movimento. Anche il climax, creato dall'apporto dell'arpa e dagli interventi "in eco" dei legni, ci riporta alla beatitudine del riposo eterno. In più, nel Pie Jesu, l'aspetto cullante della melodia -quasi una ninna nanna-, il suo divenire costruito con la reiterazione del medesimo inciso, sia pure variando di altezza, ci immerge in un senso pieno e profondo di abbandono e dimenticanza delle sofferenze che contrappuntano quotidianamente l'esistenza. L'anima si abbandona, sicura, tra le braccia di Dio.

4. Sanctus

È il movimento centrale dell'opera. Il testo è tratto da Isaia, capitolo 6,2 e seguenti, dove è scritto: Attorno a lui (il Signore) stavano esseri simili al fuoco (Serafini). Ognuno aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con altre due il corpo, e con due volava. Gridavano l'un l'altro: "Santo, santo, santo è il Signore dell'Universo: la sua presenza gloriosa riempie il mondo". Andante maestoso è l'andamento indicato da Rutter ed è facile ravvisare nel "maestoso" la volontà di un'interpretazione del testo letterario attraverso la musica quale lode e contemplazione intensa della maestà di Dio; lode e contemplazione con le quali l'anima, dopo la morte, realizza la propria beatitudine. L'organico orchestrale partecipa nella sua completezza. Il glockenspiel viene utilizzato solo in questo movimento. La sua presenza contribuisce efficacemente, assieme all'arpa e a tutti i legni, a rendere la brillantezza del suono e del ritmo, evocativa di quegli esseri simili al fuoco indicati da Isaia. Il ritmo dell'apparato strumentale, grazie al fluire costante di crome e semicrome, è veramente vivace ed esalta l'aspetto pacatamente esclamativo del canto. Le voci si adeguano più precisamente alla concitazione gioiosa sulle parole Hosanna in excelsis grazie a rapidi slanci verso l'acuto. La rada polifonia, in stretta imitazione all'ottava, rende in modo sorprendente il "fuoco" della lode in una statica dimensione contemplativa quale quella dell'estasi.

Che senso può avere un Sanctus così effervescente di gioia in una Messa da Requiem? Il senso vero della fede cristiana; poiché la morte non è precipitazione nel nulla ma apertura alla vita vera nella dimensione di Dio.

5. Agnus Dei

Nel quinto movimento Rutter combina insieme più testi: 1) Agnus Dei, tratto dall'Ordinario della Messa, 2) un testo in inglese tratto dal Burial Service, 1662, Book of Common Prayer che attinge al cap. 14 del libro di Giobbe, e 3) la Sequenza di Pasqua Victimae paschali laudes. L'Autore riprende la percussioni di colpi alla semiminima del timpano -slow and solemn- come nel Requiem iniziale. Sopra questo ritmo ostinato si svolge il canto dell'Agnus Dei attraverso tre entrate successive a canone: tenori, contralti e soprani. Il tema melodico caratterizzante, una linea costantemente cromatica e gradualmente discendente, trasmette un senso di intensa sofferenza. Non è il dramma della morte dell'uomo, ora, ma il dramma della passione e morte di Cristo, l'Agnello di Dio. Con il testo in inglese, il coro, omoritmico e sostanzialmente "a cappella", pone le domande e le riflessioni di Giobbe: la caducità della natura umana e l'interrogativo circa il senso della vita, della sofferenza e della morte. Nella seconda parte del brano i testi -latino e inglese- si sovrappongono. Agnus Dei... le voci femminili riprendono il tema iniziale procedendo in modo omoritmico e realizzando una successione di quinte parallele che aggiunge crudezza al "passus duriusculus" di retorica memoria. Sotto, tenori e bassi, recto tono, continuano le riflessioni di Giobbe. Un breve scambio delle parti tra terzetto femminile e duetto maschile mette in evidenza la domanda: presso chi possiamo trovare aiuto?. Un rapido crescendo al FF raggiunge il punto centrale e culminante del movimento, con la terza invocazione dell'Agnus Dei come da testo liturgico. L'invocazione è all'apice dell'intensità dinamica ma anche emotiva: organico orchestrale completo e coro a sei voci mediante divisione dei soprani e dei tenori; parallelismi di quinte e ottave sopra l'ostinato incessante di timpani e bassi. Il "dramma" si stempera quando il flauto intona nell'acuto in modo dolce e tranquillo la melodia del Victimae paschali laudes. Quindi, il coro, nuovamente in inglese, risponde alla domanda nel modo indicatoLento, molto solenne, con la parole del Vangelo di Giovanni: Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se morto, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. L'inserzione della sequenza pasquale è perfettamente comprensibile: in Cristo, risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti (S. Paolo, 1Cor 15,20) anche l'uomo, attraversando la morte, entra nella vita in comunione con Dio.

6. The Lord is my shepherd

Il sesto movimento, Anthem (Inno) composto nel 1976, è stato inserito solo successivamente nel Requiem. Il testo è quello del Salmo 23 che rientra nella liturgia anglicana delle esequie ed esprime la fiducia nell'aiuto e nella protezione del Signore, il buon pastore. Nella prima parte del movimento, distesa sopra un lungo pedale di Do, la semplicità melodica, la cantabilità delle voci in unisono a due a due, in dialogo con l'oboe solista, coinvolge con immediatezza nella serenità del contesto musicale: efficace espressione dell'anima -prima ancora dell'uomo vivo e credente- che si abbandona nelle braccia di Dio. Il dialogo con brevi frasi dell'oboe prosegue anche quando il canto diventa polifonico. A cappella o accompagnato dagli archi, il coro declama i versi centrali del salmo, dove appare la fede in un Dio presente in ogni momento della vita umana -sia nel camminare in una valle oscura, sia nei momenti nei quali felicità e grazia mi saranno compagne-. Felicità e grazia che si manifestano nella declamazione di soprani e tenori. Il ritmo verbale e il ritmo musicale si compenetrano perfettamente; tutto contribuisce a significare un breve ma intenso passaggio agli ultimi versi del salmo: ...e abiterò nella casa del Signore per sempre. Le frasi del coro omoritmico si soffermano sopra le parole chiave "house", "Lord" e, infine "for ever". Nell'agitazione dell'orchestra (archi e arpa), che "spezza" le lunghe armonie in un fluire di semicrome, è facile sentire la pulsazione della gioia intensa.

7. Lux aeterna

L'ultimo movimento dell'opera si apre con parole tratte dal Book of Common Prayer del 1662 Burial Service: I heard a voice from heaven… La fonte primaria è il Libro dell'Apocalisse di San Giovanni 14,13: et audivi vocem de caelo dicentem...beati mortui qui in Domino moriuntur... Seguono le parole del Communio della Messa per i defunti: Lux aeterna... In pieno accordo con la bipartizione testuale, la struttura musicale si articola in due sezioni distinte e conseguenti. I versi conclusivi del Communio ripropongono l'iniziale Requiem aeternam dona eis, Domine; queste parole tornano a esprimersi nell'idea melodico-ritmica originaria, rispettando, in tal modo, una consuetudine ormai consacrata nel tempo di concludere riprendendo il tema e le modalità iniziali. La sezione in inglese è affidata prevalentemente al soprano solista che trova nell'apporto degli archi e dei corni un essenziale ma espressivo accompagnamento, arricchito dal contrappunto di oboe e flauti. Le scale discendenti in modo dolce e tranquillo costituiscono un efficace espediente retorico per rappresentare la voce che discende dal cielo. Non è la discesa a essere rappresentata ma la serenità, la beatitudine che la voce annuncia e suscita. L'ultima frase del soprano ripropone questa dolce tranquillità, come le medesime modalità di una scala pacata e regolare in figure di semiminima che sale, senza fatica, vero il si bemolle acuto. La novità è la direzione contraria. Alla voce che discende dal cielo risponde la salita dell'anima verso Dio, verso il riposo eterno. È facile ritrovare in questa scelta un espediente retorico praticato dai clavicembalisti tedeschi nel XVII secolo (Froberger) in un genere strumentale chiamato Lamento, dove, spesso, una linea melodica affidata alla mano destra, senza il supporto di una completa armonia, s'innalza nella regione più acuta della tastiera. L'intenzione era quella di rappresentare, quasi più graficamente che musicalmente, la dipartita dell'anima dal corpo verso Dio. La fluttuazione tonale tra mi bemolle e si bemolle maggiore, la distensione del ritmo armonico e l'ostinazione di un inciso ritmico nei timpani e melodico-ritmico nelle viole contribuiscono a rappresentare la beatitudine della vita eterna.

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I Civici Cori rappresentano un Istituto della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, fondata nel 1862 per fornire strumentisti e coristi del Teatro alla Scala. L’Istituto de I Civici Cori appartiene alla fascia di formazione definita “amatoriale” che, accanto a quella di formazione “professionale”, si rivolge più precisamente agli appassionati di musica che desiderano accostarsi da attori alla pratica musicale, nell’ambito specifico del canto corale. La partecipazione a I Civici Cori consiste nella frequenza al corso di Formazione corale, nel quale si svolgono attività di tecnica vocale e di allestimento del repertorio. Lo studio e l’esercitazione a sezioni separate e la concertazione d’assieme conducono alla realizzazione di opere importanti del patrimonio corale aperte al pucbblico, dalle forme tipiche della polifonia rinascimentale alle composizioni classiche, romantiche e contemporanee per soli, coro e orchestra.

L’Orchestra della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, costituita negli anni ’60 in un periodo di fortunata espansione d’interesse per la musica, svolge un ruolo di primaria importanza nella formazione dei giovani musicisti offrendo la possibilità, anche agli allievi esterni, di fare musica d’insieme. È composta da circa 40 studenti dei corsi superiori, istruiti da docenti che nella propria carriera artistica si sono specializzati, oltre che nella pratica strumentale, anche nella direzione d’orchestra presso importanti istituzioni italiane ed estere. La formazione è stata guidata, negli anni, da musicisti come Pomarico, De Martini, Sugiyama, Ferraris, Efrikian, Gerelli, Porta, Merlo e si è esibita in numerosissimi concerti in pubblico in Italia e all’estero (diverse volte in Germania), partecipando a festival e rassegne come quella di Tunisi nel ’71 e di Strasburgo nel 1988.

Mario Valsecchi coordina e dirige I Civici Cori - Civica Scuola di Musica Claudio Abbado. È inoltre organista titolare presso la chiesa arcipresbiterale di Calolziocorte (LC), direttore artistico e musicale di Nova et Vetera - Orchestra da Camera di Lecco, direttore del coro da camera della Cappella Mauriziana, direttore della Cappella Musicale della Cattedrale di Bergamo. È direttore artistico di rassegne musicali nelle province di Lecco e Bergamo. In qualità di organista si dedica, in particolare, allo studio e all’esecuzione del repertorio barocco, romantico e contemporaneo. Predilige programmi monografici, dedicati a un autore, a una scuola organistica o a un preciso riferimento liturgico. Svolge un’intensa attività direttoriale, particolarmente dedicata ai capolavori della musica “sacra”, tra i curiJohannes Passion di J. S. Bach, gli oratori Giuseppe in Egitto di L. Rossi, Caino e Abele di B. Pasquini, La Giuditta di A. Scarlatti, La Susanna di A. Stradella, Jephte di G. F. Haendel, La Creazione di J. Haydn, Oratorio di Natale di Saint-Saëns, Stabat Mater di T. Traetta e di J. Haydn, cantate e messe di J. S. Bach, W. A Mozart, J. Haydn, Schubert, F. Mendelssohn, Passio secundum Joannem di A. Pärt. È autore di numerose composizioni polifoniche scritte, in particolare, per la Cappella Musicale del Duomo di Bergamo.