Diegoli

ANIMA MUNDI

testo Giacomo Fava | regia Giacomo Diegoli

Spettacolo della Rassegna Teatrale TESTE INEDITE 2026

giovedì 2 - venerdì 3 luglio 2026
ogni sera doppia replica ore 19:00 e ore 21:30
Sala Bausch - Teatro Elfo Puccini
Corso Buenos Aires, 33 - Milano

Crediti dello spettacolo

ANIMA MUNDI
testo Giacomo Fava | regia Giacomo Diegoli
Interpreti | Beatrice Barizza, Massimiliano Di Giacinto, Davide Lo Vecchio
tutor | Manuel Renga
Performer | Giovanni De Fazio
Assistente ai movimenti scenici | Nancy Scarpa
Scene e costumi | Alexandra Dumitrescu, Chiara Gallo, Zara Lucy Rose Harrison, Yixuan Zhou
Musiche | Giovanni Dasti
Supporto alla produzione | Giuditta Falda, Alessia Grillo, Nina Sirimarco

Si ringrazia Silvia Girardi per la consulenza musicale

Sinossi

Una suora agostiniana, un torinese convertito all'Islam e un rabbino-podcaster entrano in un centro di ricerca universitario e si drogano. Sembra una barzelletta, ma è l'inizio di un esperimento scientifico sulle esperienze mistiche indotte da psilocibina.
Tre religiosi della GenZ si incontrano per la prima volta e, grazie anche alla sostanza psichedelica, si aprono: condividono traumi, dubbi, visioni. Un viaggio affrontato da ciascuno per scoprire qualcosa di se stessi e degli altri, ma che potrebbe portarli a varcare la soglia di un mondo inaspettato.

Nota al testo - Giacomo Fava

«Se le porte della percezione fossero spalancate,» scrive William Blake nel Matrimonio del Cielo e dell’Inferno, «ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è: infinita.» Nel 1954, dopo aver assunto quattro decimi di grammo di mescalina, Aldous Huxley scrive Le Porte della Percezione: il resoconto di un’esperienza allucinatoria che ha come tesi centrale l’idea che il cervello umano funzioni come una valvola che filtra la realtà per renderla gestibile. Le sostanze psichedeliche, secondo Huxley, aprono ciò che è normalmente chiuso. La coscienza ordinaria è una porzione minima di una coscienza più vasta: il Mind at Large.
Negli ultimi decenni la ricerca sulle sostanze psichedeliche ha documentato come la psilocibina produca esperienze mistiche anche in soggetti non abituati al concetto di spiritualità. Il tratto comune di quasi tutte le esperienze documentate è il senso dell’interconnessione di tutte le cose. Unità, sacralità, trascendenza del tempo e dello spazio sovrapponibili a quelle dei mistici religiosi. L’idea di essere in contatto con qualcosa di più grande di sé, la dissoluzione del confine tra sé e il mondo, Il Matrimonio tra Cielo e Inferno. È qui che entra in campo il concetto di Anima Mundi, l’Anima del Mondo: l’idea che esista un principio vitale e spirituale che pervade l’universo intero, che attraversa le tradizioni senza appartenervi. Blake, come aveva rivelato nelle sue conversazioni con Crabb Robinson, si riferisce a Cristo come “l’unico Dio” e aggiunge, con quella sua illuminante sagacia: “Ma del resto, così siete voi e così sono io.” Le domande che emergono da tutto questo è vertiginosa. Se le esperienze spirituali più profonde, quelle che hanno fondato religioni, ispirato testi sacri, cambiato vite, possono essere indotte chimicamente, cosa ne facciamo della natura del sacro? È la biologia che genera il divino, o è il divino che si serve della biologia? Le porte della percezione appartengono alla neuroscienza o alla metafisica?
Anima Mundi non si pone l’obiettivo di rispondere ad alcuna di queste domande.

Nota alla regia - Giacomo Diegoli

Una Suora, un Rabbino, un Imam. A prima vista gli archetipi di tre mondi estremamente distanti. Cosa ci fanno insieme nella stanza di un centro di ricerca?
In realtà questi tre personaggi hanno in comune molto più di quanto si possa a primo impatto immaginare: sono giovani, italiani, tutti e tre inseriti profondamente in un percorso di fede, tutti e tre portatori dei propri dubbi esistenziali.
Sono qui perché vogliono capire meglio chi sono, vogliono trovare il proprio posto nel mondo. Ciascuno porta nella stanza la sua identità personale, con le sue certezze e le sue crisi. Tutti e tre sono molto legati a ciò che li distingue dagli altri, proprio perché tutti e tre hanno bisogno di definirsi. Ma queste differenze tanto preziose per ciascuno presto diventano ingombranti, creano tensioni, imbarazzi, crisi. Le caratteristiche che distinguono le tre identità diventano confini invalicabili, si incarnano in uno spazio freddo, geometrico, in corpi impacciati e tesi.
Nel microcosmo di questa stanza del centro di ricerca riverberano in piccolo differenze personali, ideologiche e culturali che sono alla base dei grandi conflitti del mondo. I tre protagonisti cercano sicurezza in queste differenze, ma qualcosa li invita a provare a superarle. Gli effetti dell’allucinogeno rompono le regole d’uso dello spazio, aprono varchi tra le pareti, portano all’emersione di collegamenti tra cose lontane: scardinano insomma i mondi ben definiti che ciascuno dei tre religiosi si è costruito intorno. Alle loro spalle, una figura misteriosa li guida
attraverso questo viaggio: li osserva, li guida, li fa ballare e balla con loro. Rompe piano piano le barriere della stanza e predispone lo spazio intorno, nell’attesa che i tre protagonisti trovino il coraggio di varcare la soglia del loro mondo ordinario e scoprire una nuova connessione.