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EN AVANT!

Creazioni coreografiche di Danzatorə diplomatə e diplomandə dell'atelier di Danza Contemporanea della Paolo Grassi

MORSI 2026 XII edizione
domenica 18 ottobre 2026 h. 18
Sala Teatro - via Salasco 4, Milano
Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi

Crediti

Coordinamento | Marinella Guatterini
Assistente al coordinamento | Davide Montagna
Tutor dei progetti | Paola Bedoni, Paola Lattanzi

Danzatorə III anno
Antonella Sciotti, Giada Romanò, Emanuele Giuseppe Rao, Rocco Tarantino
Performer diplomati

Lara Isabel D'Urso, Anna Giurdanella, Dario Pio Garella, Matteo Kaeppeli, Gaia Mancini, Chiara Pelusi, Alessia Puleio
Dramaturg

Giulia De Filippis, Eleonora Lodesani, Leonardo Ravioli.

Luci | Paolo Latini, Simona Ornaghi
Costumi | Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano
Elementi scenici | Alice Capoani, Mattia Franco

Progetto fotografico | Denise Prandini
Coordinamento organizzativo | Camilla Gentilucci, Lorenzo Vannacci

EN AVANT XII

In una sola serata, quella di domenica 18 ottobre, ma dalle 18h, si srotola il pacchetto di sette progetti, tra i tanti presentati, dei laureati AFAM 2026 e di alcuni che ancora per un anno resteranno con noi per completare il ciclo degli studi. Mentre l’ormai storica vetrina della Paolo Grassi si spegne, si accendono, anche grazie all’apporto di due solerti tutor, Paola Bedoni e Paola Lattanzi, le luci di Lara Isabel D’Urso, Antonella Sciotti e Giada Romanò, Emanuele Giuseppe Rao, Rocco Tarantino. Dopo l’intervallo i fari seguono Anna Giurdanella e Alessia Puleio, Gaia Mancini, Dario Garella, ancora con Giurdanella e Chiara Pelusi. Il simpatico, intelligente e forse autobiografico RAGDOLL (Bambola di pezza) della D’Urso sarà collocato nell’atrio della Scuola. E il giusto “belvedere” per una bambola digitale che finisce per moltiplicarsi abitando gli spazi della Paolo Grassi, come una geografia affettiva. Trascinata, corretta e sempre rimessa al proprio posto da una mano insistente (ironia conclamata!), la bambola ribelle scopre come quel luogo-prigione possa averla aiutata a vivere di vita propria, nonostante la noia dei gesti quotidiani e le presenze dispettose... “C'è un momento in cui il gioco sfugge dalle mani di chi l’ha creato”, dice la consapevole Lara, seguita da altri tre progetti, tutti di studenti in corso. Dopo l’intenso duetto IN SOVRAIMPRESSIONE di Sciotti/Romanò, e il caparbio, autobiografico e commovente MI DISPIACE MA IO ESISTO di Rao, TRASLUCIDO di Tarantino, assieme alla Dramaturg Eleonora Lodesani, chiude la prima parte della serata. In sintonia con la D’Urso si concentra sulla metafora di uno spazio in cui il corpo si ribella. Lasciandosi attraversare dalla casualità e rigettando le convenzioni, diviene un corpo “altro”, agito dal caso come scelta: identità indefinibile, senza certezze né protezioni. Viceversa, le diplomate Giurdanella e Puleio In (CO)INCIDERE esprimono, assieme alla Dramaturg Giulia De Filippis, la certezza che un corpo entra in relazione con l’altro attraverso conflitti e sopraffazione ma anche scambio, alleanza e un codice linguistico noto solo a loro (le due continuano a bisbigliare) e perciò protettivo nei confronti dell’esterno, considerato complesso e forse minaccioso. Come può risuonare ogni “richiesta esterna” nella dimensione “chiusa a tu per tu” di una tale relazione, qui avvolta nella musica di Éliane Radigue e Kelly Lee Owens? Non risponde certo al difficile quesito l’apparentemente svagato ed estroso assolo BAGIGI- LA CABOTINE di e con Mancini, il Dramaturg Leonardo Ravioli, e la musica di John Coltrane e “altri spettri”. Il sottotitolo STUDIO ICONICO PERDIBILE SUL PAGLIACCIO IMBECILLE/DIMENTICANTE ha un titolo curioso. Nel dialetto veneto, BAGIGI sta per arachidi o noccioline americane, mentre LA CABOTINE (dal francese Cabotin) indica una girovaga e istrione di strada spesso incapace. Infatti, la nostra protagonista ripercorre le tracce del suo passato, ma colta da amnesia non ricorda il suo spettacolo; dimentica, trema, sbaglia, gioca, inciampa e si sgretola sul comico come ultimo residuo prima del nulla. Lontano da perdita di memoria e sobbalzi di nonsense, anzi calato nel nostro atroce presente KICK OFF SUNDAY (o inizio ufficiale di un evento) di e con Garella, Giurdanella e Pelusi, con il Dramaturg Leonardo Ravioli e le musiche di Pietro Gregori si aggrappa alla metafora della tifoseria del calcio e dei relativi Ultras per sciorinare l’incolmabile distanza tra essere vivi e sentirsi vivi. Bastano meno di novanta minuti per far tracimare rabbia ed euforia. Una feroce istintività repressa di cui “non serve negarlo, tutti siamo nutriti”, dicono i tre laureati AFAM 2026. E’ così che alla Curva Nord, nonostante morti e feriti, tutti vogliono tornare per non perdere, anche solo per un attimo, quella nostalgia di vita. La barbarie domenicale di sangue e vita (sembra sangue e arena…) è metafora politica e infernale di ossessionati che non sanno pensare. Noi invece, a MORSI XII riteniamo che sia tutto creativo-emotivo, carico di rabbia ma per il nostro insidioso presente; da non perdere.

di Marinella Guatterini

IN SOVRAIMPRESSIONE

Coreografia e interpretazione | Antonella Sciotti e Giada Romanò
dramaturg | Giulia de Filippis

Questo progetto si costruisce sulla compresenza di due linguaggi: quello del corpo e quello della parola. Il primo esplora e approfondisce l’incontro tra due corpi nella loro interazione con lo spazio, che nel movimento si traduce in un’alternanza di incontro-scontro, equilibrio-disequilibrio, unisono-distacco. La parola invece, si inserisce nella dimensione concreta e quotidiana dei rapporti umani, ma crea una forma di “dialogo-conversazione”, che non sembra quasi mai riuscire in una vera e propria comunicazione interna. Il testo vuole evocare quelle dinamiche relazionali che tutti noi conosciamo, lasciando tuttavia aperta la possibilità di immaginare quale sia il tipo di legame esplorato (da due amiche, a due sorelle, a due amanti…) e come sia lo spazio in cui viene vissuto.

In questo senso la parola e il corpo viaggiano su due binari paralleli, che cercano di mantenere la propria rotta ma con inevitabili interferenze.

MI DISPIACE MA IO ESISTO

Coreografia e interpretazione | Emanuele Giuseppe Rao

Una coreografia che va a esporre i miei difetti e paure al pubblico, e la mia paura più grande è sicuramente il giudizio altrui.
Con questo io voglio liberarmi di queste catene che mi trattengono.
Nudo agli occhi del pubblico vengo giudicato come nei miei peggiori incubi, eppure io non avrò paura e fregandomene io danzerò.

Nascondendo la faccia e scoprendo la pancia, lascio visitabile una parte delicata al pubblico, un mio difetto, un punto in cui sono vulnerabile. Partendo dalla concezione che il mio corpo non è un fisico da danzatore.
Una progressiva liberazione dell'auto giudizio e di trasformazione, una metamorfosi: passando da una larva strisciante a una libera farfalla espressa dalla differenza di movimento di una contrazione muscolare, scattosa e limitante contrapposta un movimento piú fluido e libero

Elementi di disturbo e viscerali sono il punto centrale della coreografia il graffiare la pelle tanto da lasciare i segni, punto a dare fastidio, provocare il pubblico che mi sta guardando e giudicando, un metaforico girare il manico del coltello che prima aveva il pubblico e poi io

Ispirazioni :
- il film “le ali della libertà” in particolare la scena in cui il protagonista riesce ad evadere dalla prigione
- L'esperienza di una sessione di sketch con soggetto nudo a cui ho assistito e che mi ha suggerito alcune tematiche come il nido scenico
- Un breve racconto di Antonin Artaud intitolato Non c'è più un firmamento all' interno de Il teatro e il suo doppio: una città impazzisce poiché le stelle e la luna scompaiono all'improvviso e, alla fine, c'è l'entrata di una corte dei miracoli che mi ha suggerito l'utilizzo del mio corpo (non canonicamente apprezzato nella danza ) come tematica per il progetto.

TRASLUCIDO

Coreografia e interpretazione | Rocco Tarantino
Dramaturg | Eleonora Lodesani

Un luogo reale.
Riconoscibile.
Quotidiano.
Uno spazio costruito da abitudini, funzioni, meccanismi a cui sono stati attribuiti significati precisi e dentro i quali il corpo dovrebbe saper stare, come muoversi, cosa fare. In questa realtà qualcosa si trasforma.
Il corpo non aderisce più alle convenzioni previste dallo spazio. Interrompe la logica ordinaria del gesto, devia dalla norma, abita il luogo in maniera impropria. Da qui la dimensione perde progressivamente il suo significato conosciuto diventando instabile, estraneo, incontenibile.
I pensieri intrusivi emergono come materia visibile. Impulsi, immagini mentali, tensioni attraversano il corpo fino a violarlo. Il corpo agisce, non viene agito. Si lascia attraversare da forze sovrastanti, da una casualità che, reiterata, diventa scelta. E la scelta, ripetendosi, ritorna caso.
Lo spazio si trasforma in un ambiente sospeso tra protezione e mutazione. Come un feto, il corpo attraversa uno stato incompleto, intermedio, non definito. Non è più umano ma non è ancora altro. Rimane in una zona liminale, lontanissima dalla quotidianità e da qualsiasi forma conosciuta. Indaga cosa gli accade quando smette di rispettare le regole implicite dello stare al mondo. Quando rifiuta le coordinate assegnate.
Il processo non conduce a una nuova identità, ma a una perdita radicale di riconoscibilità. Un corpo senza nome, non convenzionale, immerso in uno spazio che non offre più alcuna certezza.
La metamorfosi nasce qui: nel momento in cui non si distingue più il luogo che ci contiene né il corpo che lo attraversa.

BAGIGI - La cabotine

Coreografia e interpretazione | Gaia Mancini
Dramaturg | Leonardo Ravioli

Studio iconico perdibile sul pagliaccio imbecille/dimenticante. Mani avanti… Mani in alto! Aprite gli occhi. È tutto ciò che non vorreste vedere. Uno spettacolo che si dichiara perdibile. Un’esperienza da dimenticare, tanto che nemmeno chi la interpreta sembra riuscire a ricordarla fino in fondo: il pagliaccio prova a ricordare uno spettacolo che ha dimenticato. Ripercorre tracce, dimentica, trema, sbaglia, gioca, inciampa, ritrova e perde continuamente il filo delle epoche della sua vita. Tra gesti, immagini e linguaggi anacronistici e svuotati del loro senso originario, tutto sembra appartenere ad un tempo che è già finito, già passato.
Bagigi – La cabotine è uno studio sulla memoria che si sgretola e sul comico come ultimo residuo prima del nulla. E quando tutte le memorie sbiadiscono come una polaroid bianca, non rimane che il nonsense annidato in una febbrile amnesia.

(CO)INCIDERE

Coreografia e interpretazione | Anna Giurdanella, Alessia Puleio
dramaturg | Giulia De Filippis

Lo studio nasce dall’esplorazione dei corpi in relazione tra loro, in cui la presenza reciproca modifica costantemente il movimento e ne ridefinisce le direzioni. In (CO)INCIDERE, due corpi si intrecciano e dialogano in un continuo tentativo di affermazione e di prevalenza l’uno sull’altro. Nelle relazioni l’identità si costruisce specchiandosi nell’altro, in un continuo scambio e confronto reciproco, che sfocia spesso in un conflitto ma anche in un patto, un’alleanza. Alleanza fatta di un linguaggio comune e speciale di chi dialoga, una sorta di codice interno comprensibile solo a chi lo parla. Un’alleanza che sancisce un legame indistruttibile che protegge da un esterno più complesso, a volte schiacciante, dove correggersi e prevalere è necessario. Come risuona questa “richiesta esterna” nella dimensione interna della relazione?

KICK OFF SUNDAY

Coreografia e interpretazione | Dario Pio Garella, Anna Giurdanella, Chiara Pelusi
dramaturg | Leonardo Ravioli

C’è un’inconciliabile distanza tra essere vivi e sentirsi vivi. Una distanza che separalo stadio dal campo, l’individuo dal gruppo, la società dal nostro sentire. C’è una distanza che ci divora. Ci convince a seppellire quello slancio. Per alcuni rimane sepolto una vita. Di solito per gli ultras servono meno di novanta minuti per ricacciarlo fuori. Una cattiveria che è propria dei bambini, in cui risiede quel misto di rabbia e incontentabile euforia. Il calcio diventa una bandiera di quel voler vivere che abbiamo dimenticato, fatto di popolo, crudezza e sprezzo: che sgorga tutta d’un tratto, portando a una ferocia di cui, non serve negarlo, tutti siamo dotati. La partita finisce nel sangue. Il settore della Curva Nord è sgomberato. Solo i corpi rimangono da rimuovere. Sembra che ogni domenica sia peggio. Eppure, nessuno vuole perdere questa occasione. Per un attimo, quella nostalgia di vita torna al presente. Tutti tornano, ogni domenica. L’inferno.

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9 > 18 ottobre 2026
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