Uccellino Lillà

Quando i lillà - i vostri contributi

i vostri contributi

per chi ci ha lasciato

Carissime/i,
dopo il nostro appello abbiamo ricevuto molti contributi, diversissimi tra loro eppure profondamente affini nell’intento. In diversi casi, chi ha inviato la propria proposta è stato toccato personalmente da una perdita e già aveva avvertito il desiderio, la necessità di comunicare in musica il proprio stato d’animo, il proprio omaggio.
Ringrazio e abbraccio uno a uno tutti coloro che hanno voluto far sentire la propria voce. Più della qualità artistica assoluta del singolo contributo ci preme la coralità dell’omaggio, l’intensità dell’intenzione, la necessità dare espressione a quel caleidoscopio di pensieri e sentimenti, talvolta sconosciuti, che in questi frangenti si affacciano alla soglia della nostra coscienza.
Vi saluto con una poesia di Emily Dickinson, e con una bella immagine inviatami da un’amica. Ignoro la fonte o se si tratti di un “fake”. Se lo fosse, premierei lo spirito poetico di chi lo ha concepito, per ciò che ha saputo raffigurare così efficacemente di noi, del mondo, di ciò che siamo chiamati a fare di entrambi.

Non sapendo quando l’alba possa venire
lascio aperta ogni porta,
che abbia ali come un uccello
oppure onde, come spiaggia.
Emily Dickinson

Un caro saluto
Andrea Melis, Direttore della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado

Amaya Fernandez propone di associare un estratto di un pensiero di Victor Hugo, risalente al 19 gennaio 1865 quando, nel cimitero di Guernsey, pronunciò un’orazione funebre in memoria della giovane Emily de Putron, alll’Impromptu in solb maggiore op. 90 n. 3 di Schubert, nell’interpretazione di Maria Grinberg

Va' anima!

Prodigio di quella grande partenza celeste che chiamasi la morte è che quelli che partono non si allontano, sono in un mondo di luce, ma inteneriti testimoni assistono al nostro mondo di tenebre. Sono in alto e molto vicino. O chiunque voi siate che avete veduto svanire nella tomba un essere caro non crediate che vi abbia abbandonato: egli è sempre presente. È al vostro lato più che mai. Bellezza della morte è che ci rende sempre presente. Presenza inesprimibile delle anime amate che sorridono ai nostri occhi lacrimosi. L’essere compianto è scomparso, non è partito.
Non vediamo più il dolce suo viso, ma sentiamo le sue ali. I morti sono invisibili, ma non sono assenti.
Rendiamo giustizia alla morte, non siamo ingrati verso di lei. Là non è come si dice una ruina o un agguato. È un errore credere che qui, nell’oscurità della fossa aperta, tutto si perda. Qui, invece, si ritrova tutto. La tomba è un luogo di restituzione. Qui l’anima torna a comprendere l’infinito; qui ricupera la sua pienezza; qui ritorna in possesso di tutta la sua misteriosa natura, è sciolta dal corpo, svincolata dal bisogno, sgravata dal peso, liberata da fatalità. La morte è la maggiore delle libertà, è altresì il maggiore dei progressi. La morte è l’elevazione di tutto [ciò] che ha vissuto in grado superiore.
Ascesa abbagliante e sacra. Ognuno riceve il suo aumento, tutto si trasfigura nella luce e per mezzo della luce.
Chi non è stato che onesto sulla terra, diventa bello; chi non è stato che bello, diventa sublime; chi non è stato che sublime, diventa buono.
Benedico l’essere nobile […] che è in questa fossa. […]
(Victor Hugo)